giovedì 17 agosto 2017

Speed Stroke - Fury

Bagana Records - 2016
Ascoltare un buon disco è sempre un piacere, ma c'è una soddisfazione in più quando supera anche le tue aspettative. Da fan dello sleaze rock ho sempre sofferto del fatto che l'Italia non riesca a sfornare band e album che siano al livello della produzione straniera, in particolare della fertilissima Svezia. Soprattutto perché basta andare a un concerto per rendersi conto che esiste un pubblico appassionato e numericamente rilevante. 

Un primo segnale che le cose possano andare diversamente mi è arrivato qualche anno fa con l'album di debutto dei Seventh Veil, che hanno poi scelto altre strade sonore mantenendo comunque la qualità alta. La conferma definitiva che il nostro paese può giocare ad armi pari coi cugini nordici e americani mi è arrivata invece qualche settimana fa con "Fury", seconda fatica discografica degli Speed Stroke, uscito nel 2016 per la Bagana Records.

Il quintetto di Imola centra in pieno il bersaglio con una fucilata di hard rock rovente, un famelico assalto sonoro che non lascia prigionieri. Il sound guarda con attenzione sia alla lezione del Sunset Strip dei tempi d'oro sia al rinascimento scandinavo, senza per questo mancare di personalità, ed è esaltato da una produzione e una registrazione di alto livello. Le chitarre si dividono tra riff e assoli, mostrando un gusto melodico sorprendentemente maturo, spinte da basso e batteria che danno anche un contributo fondamentale nei momenti più dinamici. La voce, solitamente il tasto dolente tra le band nostrane, supera a pieni voti la prova: potente e intonata, anche sugli acuti, con un timbro non distintivo ma adatto al genere. Non da ultimo, e non da poco, azzecca anche la pronuncia.

Le canzoni girano bene anche dal punto di vista compositivo, si fissano in fretta in testa e si prestano bene a essere canticchiate e ballate, come vuole il genere. Ma si sente anche la cura nei dettagli, con un bridge, un assolo o un break che arrivano spesso al momento giusto a dare quel qualcosa in più.

La band sguazza nell'atmosfera festaiola, come nell'opener e singolo Demon Alcohol o nella scanzonata e irresistibile Bet It All, che non avrebbe sfigurato sull'album dei grandi nomi della stagione losangelina. La furia che dà il titolo si fa sentire anche nei pezzi più arrabbiati, come l'ottimo altro singolo Believe In Me o Lock And Key, dall'atmosfera più contemporanea. C'è spazio anche per qualche  episodio strappalacrime: From Scars To Stars si fa godere, grazie anche al bel lavoro delle chitarre sulle melodie; City Lights, ballad semiacustica, invece è l'unico passo incerto dell'album, per quanto non da scartare.

"Fury" nel complesso è un album solido, ben riuscito e che merita un ascolto da parte di tutti i fan dello sleaze. Gli Speed Stroke sono riusciti a sfornare finalmente un album italiano che può rivaleggiare senza timori con gli epigoni stranieri. E scusate se è poco.

martedì 1 agosto 2017

SNAFU 2.0: LEECHES + DEROZER @ Villa Tittoni

Buone vacanze dalla Caserma con un live report di TOMMY 27 per chiudere in bellezza questa stagione. Buon mare, buona montagna a tutti, noi andiamo in Libia a far casino.


E' da un bel pò che non vado a Villa Tittoni anche se sono anni che i concerti proposti non sono male: trovo il palco spostato ma il resto tutto uguale. La serata promette malissimo, il cielo è pieno di nuvole e carico di lampi, penso che questo abbia scoraggiato molti dall'uscire di casa: in realtà sarà l'unico posto della Brianza dove pioveranno solo poche gocce: che culo!

Arrivo a metà set dei Leeches: solita formazione e solita bella prova dei quattro che giocano pure in casa e che han portato un bel pò di pubblico (che si son spostati in massa direttamente dal punk raduno). Il palco alto non gli rende giustizia, meglio più a contatto del pubblico ma solita ottima prova con chiusura con King Kong, Dead people are dead e no sport. Purtoppo sul finale si beccano una bell'acquata ma vanno avanti imperterriti mentre il pubblico scappa sotto i pochi tendoni a lato palco: lo stand della rock fest di Novedrate ringrazia con un'affluenza inimmaginabile! Bella la scena degli sbirri che si chiudono in macchina...

Smette di piovere e salgono i Derozer con il "solito" Zamu dei Duracell al posto del Mendez, ed è sempre un dispiacere non rivedere quel pazzo ciccione ma tant'è! Li avevo sentiti un paio di mesi fa al Live a Trezzo ma l'impressione è sempre peggiore: poco pubblico (anche per la pioggia che sembra incombere) e pezzi nuovi decisamente pallosi; ci sta invece risentire Bar, 144, Suzy, 2100, Mururoa. Piccolo pogo di giovani a petto nudo ma non scatta il delirio neanche sull'ovvio finale con Alla nostra età e Branca Day. Alla fine suonano un'ora e dieci e sinceramente non me ne accorgo. Imbarazzante Seby con una bandana da gruppo NY Hardcore ma ottimi i continui lanci di lattine di Moretti dal palco (ottimo che ne acchiappo una che ci stava proprio).

Riconosco nel pubblico molte facce di vecchietti segno che volenti o no i Derozer una volta han fatto storia, anni fa...

27tommy